Scarpina: camminare nelle proprie scarpe come camminare nella vita

Scarpina neonato – Bomboniera battesimo

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Scarpine nascita portafortuna

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Scarpine nascita portafortuna all’uncinetto

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testo ideato dalla Dott.ssa Annalisa Martinelli

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Il viaggio, fautore di cambiamento
La scienza dice che i ricordi dei nostri viaggi ci cambiano la vita.
Il professor Lutz Jäncke, dottore in scienze naturali con cattedra in neuropsicologia all’Università di Zurigo, commentando una ricerca condotta a livello europeo dal GTF per conto della compagnia aerea Swiss, illustra come viaggiare sia sinonimo di “camminare un pezzo della strada della vita”, costruendo rapporti con altri, magari di differenti culture.
I viaggi trasformano il modo di vedere la vita, poiché ogni esperienza permette di imparare qualcosa di noi e degli altri, creando dei ricordi che influenzeranno per sempre il nostro passato.
In effetti, noi non siamo altro che il frutto di ciò che memorizziamo durante la nostra esistenza.
Ciò è stato anche confermato da tutte le ricerche scientifiche che sono state compiute, le quali hanno evidenziato come l’individuo sia il risultato di ciò che apprende da ciò che lo circonda.
Durante la crescita, però, non osserviamo più la vita per ciò che è, ma per ciò che ci appare attraverso gli schemi di comportamento acquisiti, cioè la interpretiamo attraverso i filtri presenti dentro di noi, che sono il risultato sia delle esperienze piacevoli e spiacevoli che abbiamo vissuto, che delle credenze e delle convinzioni che ci siamo costruiti con l’educazione ricevuta.
La magia del viaggio (https://amzn.to/2zYwrXT)
Durante il viaggio i filtri sono in “pausa” e la mente è momentaneamente libera da ogni condizionamento, quindi capace di essere plasmata da quella nuova esperienza che permetterà di ristrutturare una parte di noi.
In quel periodo siamo in contatto con la nostra vera essenza e la mente avrà modo di fissare dettagli che diverranno indelebili.
Con il rientro nella vita quotidiana la vacanza sarà archiviata nel passato.
Ogni qualvolta, però, determinati stimoli sensoriali saranno risvegliati, in noi si riaccenderanno dei “lampi di memoria” che ci catapulteranno nel viaggio, riaccendendo immagini immagazzinate e, in un attimo, saremo proiettati in un passato che ritornerà presente, in cui riaffioreranno emozioni così intense che sembreranno come se non se ne fossero mai andate.
In quel momento, il tempo non avrà nessuna connotazione, confine e/o demarcazione; è già qui e noi lì, immersi e avvolti piacevolmente dai nostri sensi.
Ciò che si riaccende nella memoria, sostiene il professor Lutz Jäncke, sono principalmente i paesaggi naturali, con i loro colori e profumi e i luoghi visitati, dai quali riemergeranno le culture conosciute, le persone incontrate, con la loro cordialità, con il loro modo di vivere, mentre ricorderemo, un po’ meno, i monumenti visti.
Il profumo di un luogo, sia che arrivi dalla natura, che dalle abitudini culinarie assaporate, si fisserà dentro di noi, come fosse un’ancora e quando rientreremo nella quotidianità, basterà un sentore simile per richiamare alla memoria quel senso, ormai perennemente presente, pronto a riaffiorare e a ridestare le stesse intense emozioni vissute in quel viaggio e in quel preciso luogo, come se in un attimo, fossimo esattamente stati trasportati ancora là, in quella dimensione, già fisicamente lasciata, ma mentalmente ed emozionalmente interiorizzata.
Questa è la magia del viaggio, che è in grado di mutare la stessa identità del viaggiatore, che acquista una consapevolezza di sé inimmaginabile.
Viaggiare con la fantasia
Io amo viaggiare, ma nei periodi in cui non posso spostarmi fisicamente, viaggio attraverso la fantasia, estraniandomi da tutto, immaginando paesi lontani dove sono già stata.
All’istante riaffiorano i ricordi di persone incontrate e, ripercorrendo i luoghi visitati, tornano alla mente le lunghe passeggiate nelle bianche spiagge e, come fosse ora, il mio corpo avverte, sotto i piedi, il tepore della sabbia, mentre la mente corre a catturare quei colori, così intensi e così profondi.
Ringrazio ancora ora l’universo di ciò che dona e di ciò che mi fa rivivere nell’immensità del mio essere, dal blu del mare al blu del cielo.
Il mio cuore torna a pulsare come in quell’attimo, così fortemente, credendo di non riuscire a contenere tanta bellezza.
Il sole, che leggero si adagia al manto stellato che si sta dissolvendo, sboccia in un’alba dai colori incandescenti e le acque, così calme, sembrano salutare delicatamente il nuovo giorno che nasce.
Quasi quasi, il mio camminar sembra destar rumore irrispettoso, a così tanta bellezza, di cui sono spettatrice privilegiata, come se potessi dare disturbo alla natura, così mutevole nel divenire del giorno, ma così silenziosa, prima che l’essere umano, nel suo destar confusione, la possa avvolgere.
Lei, perennemente fiduciosa, si lascia travolgere deliziandoci della sua immensità, regalando preziosi attimi di vita che durano un’eternità, anche se a tratti, l’essere umano non è troppo curante e rispettoso della meraviglia che essa sa donare.
Questo è il mio viaggiare, quando la quotidianità mi pressa e la malinconia mi assale, assaporo quell’immensità che solo la libertà dell’uso della fantasia mi può dare.
La fantasia ci delizia di ogni piacere perché può camminare a suo piacimento sui binari della vita senza limiti di tempo, di spazio e di velocità.
Possiamo correre, camminare, fermarci a contemplare, rendere intensa un’emozione fino a farcene travolgere oppure spegnerla fino a sentirci talmente leggeri da non riuscire più a percepire il nostro corpo.
Ricordate sempre che tutto ciò che vedete nella realtà, dalla cosa più piccola a quella più grande, è un progetto della fantasia.
Il ricordo del viaggio come antidoto contro la tristezza
Conoscendo il potere nutritivo del viaggio con la fantasia, mi è capitato molte volte di proporlo, durante le sedute di psicoterapia, ai miei pazienti.
Li accompagno nel racconto dei loro viaggi personali, riportandoli in quei luoghi, facendo riaffiorare i momenti che contengono il loro “fuoco” e li riaccendo.
Questa è una delle tecniche che viene utilizzata in psicoterapia per sconfiggere la tristezza e la depressione.
Con la “tecnica di visualizzazione guidata su vissuti reali”, i pazienti hanno la possibilità di comprendere, sperimentandolo su loro stessi, che esiste ancora tanta gioia e voglia di vivere, anche se tali emozioni sono coperte da una spessa coltre di cenere.
Basterà soffiarci sopra, ripetutamente, e la polvere si dissolverà, cosicché si potrà ricominciare a camminare dal punto in cui ci si era bloccati.
Quando viaggiamo, come dicevo prima, siamo fuori dalla quotidianità e le nostre corazze, non sono così strutturate come nel vivere quotidiano, quindi siamo più veri e riusciamo a essere in contatto con la nostra essenza: questa è la vera magia del viaggio, della vacanza.
Questo accade, anche, quando viaggiamo in rilassamento e, durante la visualizzazione guidata, la nostra mente abbassa le proprie barriere perché le onde cerebrali passano dallo stato beta (quando siamo svegli) allo stato alpha (quando siamo quasi addormentati, tanto per intenderci) mentre le suggestioni positive, che noi immettiamo, entrano dentro e si sedimentano.
Nel viaggio fisico l’essere umano entra nella dimensione del conoscere, della curiosità, quindi entra in contatto con il proprio Bambino Interiore, ricordate?
L’energia vitale, quella vera e pura, dona vita e permette di superare i propri limiti.
Aristotele diceva che è intrinseco nell’uomo il desiderio di conoscere, di entrare in contatto con l’altro, superando i propri limiti, spinto dal desiderio di curiosità e di libertà.
Gli altri paesi, le altre culture sono per l’uomo un cunicolo segreto da esplorare in cerca del proprio “santo graal”, cioè di quell’ingrediente miracoloso che possa permettergli di trovare un altro tassello da aggiungere al proprio puzzle che, una volta completato, gli donerà la felicità: l’obiettivo finale di ogni individuo presente sulla terra.
Rientrati nella quotidianità, quei piccoli tasselli, trovati durante il viaggio, vengono dimenticati e rinchiusi in un cassetto interiore.
Basterà riprendere alcuni ricordi di momenti significativi vissuti per ristrutturare i vuoti che percepiamo dentro di noi, ricompattando il nostro essere.
Tali momenti potrebbero essere stati vissuti sia durante i viaggi sia attraverso la frequentazione di persone che ci sono state accanto e che ci hanno trasmesso messaggi importanti.
Sono lì in attesa di poter riemergere e alimentare il nostro “io interiore”.

Questo testo è stato ideato dalla Dott.ssa Annalisa Martinelli, è gratuito e se ne consente la diffusione per uso personale. E’ vietata la vendita. Chi volesse pubblicarlo sul proprio blog è autorizzato a farlo purché ne citi la fonte: www.animamanoanimamente.it .