Pesaro e le sue bellezze: a passeggio per la città

IL Mare e le sue creature: Pesaro e le sue bellezze

testo ideato dalla Dott.ssa Annalisa Martinelli

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A passeggio per Pesaro
E’ una bellissima serata estiva di agosto.
Sono arrivata a Pesaro, dopo una giornata di lavoro a Ferrara e, come ogni anno, trascorro con la mia famiglia il mese di agosto nella città a me cara, dove vi sono amiche a cui voglio molto bene.
In questa serata, io e Silvia abbiamo deciso, in compagnia di altre nostre amiche, di immergerci nei racconti della città pesarese per comprenderla meglio e per donare, a chi ancora non la conosce, un pizzico di curiosità a volerla visitare.
La Palla di Pomodoro
La visita guidata ha inizio al tramonto, davanti la “Palla di Pomodoro”, come la definiscono i pesaresi e la guida inizia illustrandoci i “famosi” di Pesaro.
Lo scultore Arnaldo Pomodoro realizzò in bronzo la “Grande Sfera” nel 1998 e la donò alla città. E’ il terzo esemplare esistente al mondo, l’originale, in poliestere, si trova a Roma davanti la Farnesina.
Mentre la guida sta narrando la storia dell’opera, i miei occhi sono catturati dalla luna che è luminosissima.
Il suono della voce della guida è molto piacevole, altrettanto lo è il racconto delle meraviglie di questa città che me la fa amare ancora di più.
Volgo lo sguardo a destra e mi accorgo che in un ristorante, al nostro fianco, i turisti stanno gustando le delizie del luogo, mentre ci osservano incuriositi da questo gruppo che guarda incantato il Villino Ruggeri.
Villa Ruggeri
Villa Ruggeri, viene chiamata “la villa dei fantasmi” perché le finestre, tenute sempre chiuse, danno la sensazione che l’edificio sia disabitato; in realtà, gli eredi del Ruggeri vi soggiornano molto spesso, almeno così sembra.
Fu fatta costruire da Oreste Ruggeri, industriale farmaceutico e produttore di ceramiche tra il 1902 e il 1907.
Quando ci si avvicina alla Grande Sfera, in Piazzale della Libertà, è impossibile non notare la presenza di questa splendida costruzione in stile Liberty.
Mentre la guida prosegue nella descrizione di tutti i decori esterni del villino, mi immergo nelle luci scintillanti della “torre panoramica” che accompagna i turisti a vedere dall’alto la città, da cui è possibile gustare il grande azzurro del mare che a perdita d’occhio sembra fondersi all’azzurro del cielo e al tramonto entrambi si tingono di variopinti colori fra il giallo, l’arancio e il rosso.
Tutto a un tratto si palesa, davanti a noi, un attore che racconta come Oreste Ruggeri, il noto farmacista, sia diventato celebre anche in Europa.
Nella sua farmacia, al bivio di Santa Maria delle Fabbrecce, inventò la formula dei glomeruli, pillole a base di solfato di ferro indicate contro l’anemia, che divennero famosi grazie ad una innovativa campagna pubblicitaria.
Sul fronte di tale edificio fece imprimere uno slogan pubblicitario che ancora oggi è visibile: “Anemia?… Glomeruli Ruggeri
Davanti alla porta del villino si nota ancora la scritta: “qui faccio buon sangue io”.
Grazie ai Glomeruli Ruggeri il nome della città di Pesaro arrivò sino in Francia.
Pesaro – La città antica a forma pentagonale
La guida ci conduce all’inizio di Via Rossini, ove si trovava “Porta a Mare” una delle 5 porte della città antica, costruite da Francesco Maria I Della Rovere per difendersi dai continui attacchi provenienti dal mare.
L’unica porta ancora oggi intatta è “Porta Rimini”, mentre tutte le altre vennero demolite nel 1911 poiché ritenute un ostacolo per l’espansione urbanistica.
Percorrendo Via Rossini notiamo che questa sera ci sono alcuni gruppi che stanno cantando. La città è allegra e i locali sono pieni di giovani.
Vi sono nuovi posti dove adagiarsi a bere un buon bicchiere di vino dopo aver trascorso una piacevole giornata al mare.
Il Duomo di Pesaro e i suoi tesori
Riprendo l’ascolto e la guida narra che nel 315 d.c., periodo di Costantino, venne costruita la Cattedrale di Santa Maria Assunta, tutt’oggi il Duomo di Pesaro, il cui pavimento, interamente in mosaico, risale al 4° secolo.
La Chiesa verrà distrutta durante la guerra gotica del 535 d.c. e successivamente ricostruita, in stile Barocco, dai Malatesta e dagli Sforza, sopra le macerie della precedente.
Fu sottoposta ad alcuni rifacimenti e restauri che ne modificarono la fisionomia. L’ultimo risale alla fine del 19° secolo, ad opera degli architetti Giovanni Carducci e Luigi Galli, assumendo l’attuale stile Neoclassico.
Sotto 70 cm. di macerie venne riscoperto il primo pavimento di mosaico di circa 800 mq. che, per la sua preziosità, può uguagliarsi al mosaico di Aquileia.
Purtroppo a causa dell’assidua frequentazione della Cattedrale, il mosaico è stato ricoperto. Se ne può vedere una piccola parte sotto un pavimento di vetro.
In alcuni momenti dell’anno viene aperto l’ingresso sotterraneo e si può scendere sotto il Sacrato andando a vedere la pavimentazione, gran parte celata allo sguardo umano.
La Cattedrale è artisticamente ricca, sono presenti gli affreschi quattrocenteschi come la Madonna con Bambino e il Cristo Morto, recentemente attribuiti a Raffaello nel periodo in cui lavorò nella scuola pittorica del padre, all’età di 14 anni e, si dice, che iniziò tali opere ma non le portò mai a termine. Infatti, non vi è la sua firma.
La casa natale di Gioacchino Rossini
Uscendo dalla Cattedrale ci rimettiamo nella Via Rossini giungendo davanti alla casa di Gioacchino Rossini, dove visse fino all’età di 10 anni.
Nacque qui, il 29 febbraio 1792 e 100 anni più tardi il Comune acquisterà l’edificio per adibirlo a museo.
Vivrà in quell’appartamento sino ai suoi 10 anni di vita e poi si sposterà in un’altra abitazione, sempre nel centro della città, fino a quando il padre, originario di Lugo (Ravenna), deciderà di rientrare nella sua città natale.
Rossini non tornerà più a Pesaro, ma donerà alla città tutta la sua eredità sia materiale che artistica.
Gli Sforza, I Signori di Pesaro
Famosi per famosi, la guida racconta dei Signori di Pesaro.
Tutti pensano che gli Sforza siano stati solo i Signori di Milano, ma Alessandro Sforza fu Signore di Pesaro.
Figlio illegittimo di Muzio Attendolo Sforza, nacque a Cotignola nel 1409, sposò nel 1444 Costanza da Varano, figlia di Piergentile da Varano, Signore di Camerino e dell’unica figlia di Galeazzo Malatesta.
Ricevette la città in parte, come dote della moglie e, in parte, con l’acquisto fatto con il denaro del fratello Francesco; la difese coraggiosamente contro le ambizioni di Sigismondo Pandolfi Malatesta.
Ironia della sorte, morì il 3 aprile 1473 all’Osteria della Fossa nel Ferrarese, proprio nella mia città!
Fu grazie a lui che a Pesaro si costruirono la Cinta delle Mura, il Palazzo e la Villa Imperiale.
Il dominio degli Sforza viene interrotto da Cesare Borgia e in seguito consegnata da Papa Giulio nel 1513 a i Della Rovere fino al 1631, quando tornò sotto il dominio papale che fece di Pesaro sede cardinalizia.
Questi, furono anni di grande fervore culturale per Pesaro che era stata scelta come sede centrale del loro ducato.
Costruirono nuovi palazzi, pubblici e privati e iniziarono la costruzione di una cinta muraria più sicura. A quei tempi la città era molto più piccola e il mare arrivava sino all’attuale Piazzale 1° Maggio.
Conservatorio Rossini
La guida ci conduce, quindi, per Via Almerici arrivando proprio di fronte al Conservatorio Rossini che è uno dei più antichi e prestigiosi conservatori italiani, creato per volontà testamentaria di Gioacchino Rossini.
Infatti nel suo testamento, compilato il 05/07/1858, dieci anni prima della sua morte, il musicista pesarese: “…..quale erede della proprietà nomino il Comune di Pesaro, mia patria, per fondare e dotare un liceo musicale in quella città…..”.
Il progetto della costruzione del palazzo Olivieri, sede del Conservatorio, viene dato all’architetto Giannandrea Lazzarini.
All’interno troviamo soffitti affrescati da Lazzarini stesso e dai suoi allievi, davvero spettacolari, raffiguranti la città pagana e cristiana (Sala dei Marmi, Sala degli Uomini illustri e Soffitto Centrale).
La Sala denominata Tempietto è affrescata con decori tipicamente neoclassici e sono conservati preziosi cimeli, lettere e autografi musicali di Gioacchino Rossini.
All’interno del palazzo vi è un patrimonio immenso tra cui 45.000 unità bibliografiche, partiture, spartiti, opere di letteratura strumentale, opere omnia dei maggiori compositori quali Bach, Beethoven, Chopin, Mozart, Palestrina, Rossini, Vivaldi, ecc..
Il Conservatorio, alla fine del ‘700 e inizio ‘800, era il centro culturale di molte menti pensanti.
Gioacchino Rossini
Alla fine di questo immenso racconto ci troviamo nella Piazzetta Olivieri, silenziosa e deserta, a parte il nostro gruppo.
L’attore fa nuovamente la sua comparsa impersonando Gioacchino Rossini ed è semplice immergersi nel fascino della storia.
Immagino di essere in quell’epoca, ove tutte le menti pensanti varcavano le porte di questo palazzo per dar libero sfogo ai loro pensieri, traendo nuove ed illuminanti ispirazioni.
L’attore narra che debuttò con una farsa comica, nel 1810 al Teatro Sain Moisè a Venezia, “la cambiale di matrimonio” e qui gli si aprirono tutte le porte.
La sua prima vera opera, “Il Barbiere di Siviglia” scritta in soli 15 giorni, andò in scena il 20/02/1816 con il titolo “Alma viva”, o “l’inutile precauzione”, in rispetto al Barbiere di Siviglia di Giovanni Paisiello del 1782, ma fu un vero fiasco, poiché si pensa che tra il pubblico vi fossero numerosi sostenitori del vecchio maestro!
Tuttavia, alla seconda rappresentazione, l’opera fu un vero successo tanto che divenne non solo la sua opera più famosa ma anche l’opera buffa per antonomasia.
Ecco che, fra musica e commedia, l’attore introduce un argomento che maggiormente delizia l’animo umano, cioè il cibo, ovvero il piatto tipico pesarese i “Tournedos alla Rossini”.
Questo piatto nasce dalla richiesta che Rossini fece al suo chef francese di aggiungere il tartufo alla ricetta dei medaglioni di manzo. Lo chef si rifiutò poiché riteneva che fosse una esagerazione e Rossini, alterato gli gridò: “Alors, tournez le dos!”, letteralmente “Fatevi da parte”. A questo battibecco si fa risalire la nascita del nome di questo piatto, ovvero un filetto di manzo cotto nel burro, accompagnato da foie gras fresco e aromatizzato con tartufo nero e Madera.
La Sinagoga
Dopo i racconti succulenti che inducono i nostri pensieri e, di conseguenza il nostro stomaco, ad assaporare, nel voler pur fantasioso del termine stesso, quel delizioso piatto, ci incamminiamo verso una zona che un tempo fu il luogo ove gli ebrei soggiornavano: la Sinagoga nel ghetto.
Nel 16° secolo nasce la Sinagoga di Pesaro, sefardita, ovvero di culto spagnolo, in un periodo il cui porto di Pesaro si era così ampliato da superare quello di Ancona.
E’ ubicata nel cuore dell’antico quartiere ebraico e la sua struttura, se pur non più officiata, è considerata una delle più interessanti presenti sul luogo italiano.
Era il centro di aggregazione di molti ebrei che giungevano a Pesaro per coltivare studi mistici.
Al suo interno vi è una Scuola Materna, un Centro di Studi Cabalistici e uno di Studi Musicali.
Siamo davanti alla facciata che caratterizza l’esterno della Sinagoga e mi fermo ad osservare i due portoni, uno più grande per gli uomini e uno più piccolo per le donne.
Al suo interno, al piano terra si può osservare il forno per la cottura del pane azzimo, mentre al primo piano vi è la Sala delle Preghiere (il Tempio).
In un rispettoso silenzio saliamo, ci disponiamo nella Sala delle Preghiere e gli occhi puntano verso l’alto, in questo soffitto meraviglioso!
E’ un ambiente suggestivo, il soffitto è decorato a stucco con rosoni e inserti di quercia, omaggio degli ebrei sefarditi ai Della Rovere che concessero alla comunità ebraica l’insediamento nella città.
Era un periodo in cui gli ebrei potevano vivere serenamente e commerciavano in tessuti e pietre preziose.
L’Arte della danza a corte
Siamo ancora nella Sala delle Preghiera e la guida inizia un nuovo racconto introducendo il nome di Guglielmo Ebreo, nato a Pesaro nel 1420, che fu un coreografo, danzatore e compositore italiano che diffuse la nuova arte della danza a corte, grazie agli insegnamenti ricevuti da Domenico da Piacenza, di cui fu allievo. Creò numerose moresche e balli in occasione di vari fidanzamenti a corte.
Nel 1444 risiede nella corte di Ferrara per il matrimonio di Leonello d’Este e Maria di Aragona e infine a Pesaro, dove entrò a servizio degli Sforza per i quali lavorò in varie feste ed eventi nuziali fino al 1473.
Mentre la guida ci illustra la storia, appare una attrice ballerina che impersona il ballo medievale di Camilla d’Aragona.
Mi perdo in questa musica e la fantasia volteggia, insieme ai suoi passi e ai colori del suo abito in un ambiente suggestivo.
In questo momento immagino che potrei essere anch’io una dama di corte, proiettata in un’epoca che non conosco ma da cui mi lascio piacevolmente condurre.
Un’altra ballerina si unisce alla prima danzatrice…ma subito sovviene il pensiero reale e concreto ed una domanda affiora alla mente: “Ma, quanto caldo avranno, in questa afosa serata, dentro abiti di velluto?”
La mia fantasia non volteggia, rimane il pensiero concreto e percepisco che si suda rimanendo seduti, mentre loro non sembrano proiettate nel mio stesso momento, danzano con passi veloci come fossero farfalle che si librano di fiore in fiore trasportate dal vento. Non sono presenti a loro stesse, sono altrove!
Osservandole, mi lascio nuovamente catturare, perché è liberatorio lasciarsi trasportare dove non vi sono più confini di spazio e di tempo e dove i limiti di epoche passate si annullano e si fondono a questa nuova era, così distante ma allo stesso tempo così simile; entrambe accomunate dal desiderio che l’animo racchiude in sé del piacere del ricordo.
Rivivere un ricordo storico, ricostruito dalla fantasia, anche se depositato in altre menti, durante la narrazione entra in chi ascolta e automaticamente si deposita, appartenendo alla nuova mente .
Questa è l’essenza della narrazione che attraverso la storia raccontata viaggia di mente in mente, e adornandosi di emozioni da cuore a cuore fino a noi, in questa epoca altamente tecnologica, ove il fantasticare ha lasciato spazio al bisogno di visibilità che ognuno di noi ha, proiettato sui social da un pc o da un telefono.
Ma la mente è bizzarra non conosce catene, la sua natura è libera, la si può inglobare per un po’, ma il racconto riesce ancora a catturare e a far volare la fantasia e sarà così fino a quando vi sarà anche una sola mente ad accoglierlo.
Il racconto è l’anima della nostra essenza umana e di esso si nutre.

Questo testo è stato ideato dalla Dott.ssa Annalisa Martinelli, è gratuito e se ne consente la diffusione per uso personale. E’ vietata la vendita. Chi volesse pubblicarlo sul proprio blog è autorizzato a farlo purché ne citi la fonte: www.animamanoanimamente.it .