Il Bianconiglio in Alice nel Paese delle Meraviglie

Coniglietto “portachiavi” – Bomboniera battesimo

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Osservo la mano di Silvia che anima la rappresentazione del coniglietto, mentre la mia mente viaggia a ritroso facendo riemergere un’antica immagine infantile, il Bianconiglio della fiaba “Alice nel paese delle meraviglie”.
Una fiaba inventata da un reverendo nel 1865 che ha ispirato diversi film e numerose opere teatrali e la cui simbologia è stata analizzata in ambito sociologico, psicologico e letterario.
Il mondo sottosopra di Alice
Riprendo in mano la lettura della fiaba e sono immediatamente proiettata nel mondo sottosopra in cui Alice si ritrova e mi è evidente oggi, come esso rappresenti il rapporto conflittuale fra l’età infantile e l’età adulta.
In questo mondo le regole sono capovolte e Alice non riesce a trarre alcun insegnamento che le permetta di lasciare l’infanzia e accedere al mondo adulto.
Ciò accade anche ai giorni nostri, ove tale insegnamento viene trasmesso ai ragazzi fuorviato dai media, dai social e dai nuovi modelli proposti dalla società in generale.
Alice rimane catturata dal Bianconiglio che è l’immagine più umanizzata che incontra e lo insegue finendo per cadere in una profonda tana che, secondo l’interpretazione di molti studiosi, segna l’entrata nella dimensione inconscia.
Dimensione che incontriamo ogni notte nel mondo onirico, dove il ragionamento difensivo diurno si fa da parte e il linguaggio simbolico dell’inconscio ha la possibilità di indicarci la strada per conoscere i nostri intimi desideri, donandoci istruzioni per allontanarci da ciò che invece ci danneggia.
Solo in questa dimensione soggiorna l’antica e innata saggezza del riequilibrio fisico e psichico, non dimenticando che il nostro corpo e la nostra mente sono progettati per rimanere in salute.
Soffermandoci sui nostri simboli onirici potremmo comprendere come riassestare un equilibrio naturale smarrito nella strada dei quotidiani affanni.
Alice, come ogni bambina alle soglie della preadolescenza, se non fosse troppo condizionata dall’esterno o se qualcuno le avesse insegnato a dare ascolto al proprio corpo (sede dell’inconscio, si presume), saprebbe riconoscere i propri desideri che premono nel divenire operanti.
Il risveglio dal sogno e il mondo reale
Quando Alice (che rappresenta ogni fanciulla alle soglie del suo divenire adulto) si sveglia dal sogno, ha in testa tante immagini simboliche che potrebbero trovare naturale collocazione, se solo vi fosse un’autorevole guida a fianco, presente nell’ascolto e nella trasmissione dell’arte manifestante.
Alzando lo sguardo dal libro, osservo Silvia mentre il coniglio prende forma dalla sua mano e mi sovviene ora, ormai adulta, l’antico mio desiderio di non crescere in un mondo che mi era estraneo e incomprensibile.
Come lo è per Alice che vorrebbe iniziare a padroneggiare qualche strumento che possa accompagnarla nel passaggio, senza troppi rimpianti nel lasciare l’infanzia.
Sorrido nel ricordo di quanta antipatia mi suscitasse questa fiaba!
E così i ricordi scivolano, in un tempo che spesso non vorrei riportare alla mente, ma che ora sono fioriti come per magia.
Quel mondo, a me ancora inaccessibile, non era assolutamente affascinante, gli adulti ai miei occhi non erano quegli esseri saggi e amorevoli che avrei voluto avere accanto, ma complessi e abbruttiti dalle loro emozioni sempre troppo oscure.
Ritornando alla fiaba, notiamo come il Bianconiglio sia nato dall’autore per essere inafferrabile, sempre di fretta; si potrebbe dire che è il corrispettivo e il contrario di Alice, in rappresentazione del mondo adulto.
E’ sempre impegnato e non si comprende mai all’effettivo quali possano essere i suoi impegni, proprio come ogni adulto che si “rispetti”.
Molto spesso il Bianconiglio non afferra quello che Alice dice, come succede a noi adulti quando ci mettiamo in relazione con il mondo infantile, principalmente in contatto con i nostri figli, che spesso non comprendiamo.
Noi genitori ci rapportiamo con loro cercando di insegnare ad assorbire l’immagine che abbiamo noi di loro ed essendo molto malleabili, non è difficile compiere questo passaggio. Non ci soffermiamo, invece ad osservare la loro spontaneità, o ci soffermiamo troppo poco, faticando ad entrare in empatia con la loro ingenua ma ammirevole capacità di scaricare ogni tensione attraverso il gioco in armonia con il creato.
E’ importante mantenere il cordone vibrante con l’energia degli alberi, dei prati e di ogni forma rappresentante il mondo della natura.
Per i bambini è così naturale stare all’aria aperta ed assorbire quella pulsione che possa permettere di scaricare le pressioni che stanno iniziando ad assorbire durante il giorno dai vari obblighi impostigli.
Noi adulti ci infastidiamo dinnanzi alla loro giocosità perché è come un riflesso nello specchio.
Ora noi blocchiamo ciò che nell’infanzia ci fu soffocato, ripagando i nostri figli con la stessa moneta. Cerchiamo di arginare sempre più e sempre prima la loro espressività spontanea e giocosa riempiendoli di impegni, affievolendo “quel fuoco”, senza chiederci se sia ciò che desiderano, se siano felici o se al contrario si sentano troppo pressati e gravati.
In fin dei conti, noi genitori non doniamo loro ciò che non è stato a noi concesso?
Non ci raccontiamo forse che tutto ciò che facciamo è per il loro bene e che loro non sono ancora in grado di poter sapere ciò che è meglio per il loro futuro?
La frase perfetta è: “lo faccio per il tuo bene”, mentre i nostri figli desiderano solo ritrovarsi con amore negli occhi dei loro genitori.
Assimilano le nostre richieste e ciò traccia un solco così profondo e, senza accorgersene, quella severità di imporsi impegni sempre più gravosi che prima era solo esterna, ora diviene insita in loro creando così il giaciglio di quel famoso, Super IO che di super ha ben poco.
Freud avrebbe dovuto chiamarlo “Schiacciante Io”.
Ed ecco che questo “Schiacciante Io” piano piano, stacca l’individuo dalla sua fonte innata di saggezza e verità e il momento giocoso viene recluso sempre più segnando la fine del periodo infantile.
Gli impegni occupano troppo tempo, non vi è più spazio per queste “sciocchezze”!
Ahimè come diviene grigio il mondo e come si oscurano il nostro sorriso e la nostra spontaneità!
Beh, lasciatemelo dire, viva la New Age, che ha raggiunto con semplicità gli animi di molte persone iniziando a riportare a galla l’importanza di quel nucleo infantile che deve riemergere per la nostra salute e su cui dovremmo costruire un solido aggancio con l’età adulta in modo che i “divoratori interiori” richiudano la bocca e si vadano a sfamare da altre parti.
Anzi, lasciamoli pur morire di fame, divenendo “assassini” dei “divoratori” della nostra più intima vivacità.

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Come ascoltare la nostra intima vivacità: ecco alcune semplici regole da seguire
Regola numero 1
Prenditi un’ora al giorno e fermati.
Osserva e ascolta cosa emerge dentro di te.
Inizialmente non sentirai pulsare proprio nulla, sentirai solo la mente che ti dice “coglione, rimettiti a lavorare che stai perdendo tempo!” (il turpiloquio, in questo caso rende meglio l’idea).
La fatica di “sentire pulsare” quella vitalità che a lungo è rimasta inascoltata, la ritrovo quotidianamente nei pazienti con cui entro in contatto. Non scoraggiarti, presto riuscirai ad avvertirla!
Regola numero 2
Abbi il coraggio di chiedere ad un bambino al limite dell’infanzia, perciò ancora agganciato alla sua fonte ma già attiva una mente sufficientemente critica, come vede noi adulti.
Rimarrai sbalordita della sua interpretazione così vera e senza filtri.
Ogni giorno i bambini osservano questa nostra frenetica corsa, sempre arrabbiati, abbruttiti da affanni, ansie e preoccupazioni, spesso non reali perché facenti parte di un mondo in divenire che alla fine, si manifesterà solo nelle nostre fantasmagoriche ansiogene illusioni!
Ci vuole una sufficiente dose di coraggio, ma proviamo a chiedere quanto amorevoli ci vedano e quanto possa essere affascinante per loro il mondo degli adulti?
Se siamo fortunati la frase più delicata che ci possano offrire sarà “io non diventerò mai così arrabbiato e non smetterò di sorridere e trovare il tempo per giocare”, e noi intimamente penseremo: “Sei ancora nel mondo dell’illusione!”.
Ma siamo davvero sicuri che siano loro gli illusi?
Loro non possono comprendere come mai l’adulto non riesca più a fare una cosa così naturale e semplice come allargare in viso un piacevole sorriso!
Ci osservano e vedono in noi un individuo che ormai non gioca quasi più, scherza troppo poco, non sorride quasi mai, non si diverte se non attraverso agiti che poi nel tempo si rivelano essere dannosi come l’alcool o le notti sballate dentro luoghi chiusi con musica assordante sempre con un bicchiere in una mano e una sigaretta (si spera non altro) nell’altra.
Regola numero 3
Scopri qual è il tuo più intimo desiderio e ciò ti renderà libera/o da ogni condizionamento esterno.
Innanzitutto lascia il “demone divoratore” scivolare negli inferi con il suo regime dittatoriale, privandolo del proprio cibo.
Ricordati che lo dobbiamo sopprimere perché sta distruggendo la nostra più intima vivacità.
Noi possiamo scegliere, il nostro “creatore” ci ha dato l’immenso dono della decisione e del controllo e se lo vogliamo, possiamo aiutare i nostri figli a non abbandonare la “fonte vitale”. Se partiamo dall’osservazione della nostra perpetua corsa, vedremo che siamo spinti da un obbligo interiore di essere all’altezza delle situazioni, di ricevere o sperare di ricevere gratificazioni, sempre rincorrendo l’accettazione per non sentirci sbagliati, difettosi: ed è come ci sentivamo da bambini se i nostri genitori non ci donavano amore perché non gratificati dal risultato dei nostri compiti.
La ricerca di questa eterna gratificazione non ha termine, è una scalata senza fine poiché noi non vi poniamo alcun limite, ricercando il rispecchio di quella accettazione nei nostri capi, che non sono niente altro che l’immagine modificata dei nostri genitori.
Lo sapete quando ci fermiamo?
Quando il nostro corpo, espressione del nostro inconscio, inizia ad ammalarsi senza una spiegazione scientifica e sembra dire: “Basta, non ne posso più! Ora ti do uno stop così avrai tempo sufficiente per riflettere, rimettendo mano alla tua misera vita”.
Se solo Dio si potesse manifestare, direbbe: “Cosa combini figlio mio! Ti ho donato un corpo e una mente perfetti, ineguagliabili in natura a tutti gli altri esseri viventi. Puoi godere di tutto ciò che puoi desiderare perché è tutto dentro di te e se ti guardi intorno sentirai di essere un tutt’uno con i tuoi simili e con tutto l’universo. Vi ho uniti perché possiate aiutarvi, amarvi ma voi invece, vi credete isolati, ‘fuori dai giochi’ e vi fate la guerra continuamente con il vostro isolamento rancoroso. Siete diventati un’isola solitaria e nella vostra solitudine, rinchiusi in pochi metri di cemento, senza mai alimentarvi della splendida natura che vi ho donato, vi abbruttite e la paura la fa da padrona.
Ma siccome l’essere umano vuole essere più testardo di tutti, credendosi onnipotente, continua a galoppare su cavalli che gli sono stati imposti, cercando di raggiungere cosa?
E’ stato tratto in inganno, poiché quei meravigliosi animali erano già svezzati, nutriti e soprattutto veloci. Non ha faticato per cercare l’esemplare più adatto alla propria corsa!
Simbolicamente non ha scelto di seguire il proprio intimo desiderio ma ha cavalcato il desiderio che gli è stato donato e/o imposto da altri.
Amo i cavalli e la loro maestosità, in questo caso rappresentano in modo perfetto l’espressione dei desideri, perché proprio come l’animale, vibrano con tutto il loro essere, esprimendo la loro maestosità, regalandoci un senso di libertà assoluta, proprio come una bella galoppata.
Quindi, mettendo da una parte i desideri altrui che sino ad oggi hai cavalcato, le tue antiche passioni, i tuoi più intimi sogni, avranno la possibilità di riemergere ed in quel momento tutto ti sarà chiaro: ora sai quale cavallo dovrai cercare per la tua personale corsa!
Regola numero 4
Abbi il coraggio di dar voce al tuo desiderio.
Inizia ad usare in modo appropriato il controllo, partendo dai pensieri che spesso ci danneggiano perché ci portano a fantasticare su una realtà immaginaria dove depositiamo le nostre preoccupazioni e le nostre paure.
La paura, appunto, l’emozione più distruttiva in assoluto, che innalza lo stress in maniera esponenziale.
Questa emozione nasce quando non controlliamo il nostro pensiero e lo lasciamo galoppare a briglie sciolte, perciò è importante che riusciamo a differenziare la realtà vera da quella immaginaria.
Se guardiamo la realtà dei fatti, la vita diverrà un po’ più semplice e così entreremo in contatto con le nostre reali sensazioni.
Perché una cosa che sembra tanto semplice è, poi, così difficile da attuare?
Il conflitto interiore si riattiva proprio nel momento in cui lasciamo il corpo libero dalle catene dell’immaginazione. Esso potendo esprimersi in sensazioni reali, perché agganciate al vivere reale e non immaginario, riacquista la perduta libertà ed inizia a far emergere quella vocina affievolita, ma tenace, che esprime ciò che realmente vogliamo raggiungere.
Lei è una voce giovane che arriva dall’infanzia, ma saggia perché tramandata nell’umano dalla “notte dei tempi”.
Una domanda sorge spontanea: “quale sarà la nostra età biologica nel momento avremo distrutto la tenace cortina delle nostre difese?”
Potremmo già essere in età avanzata e questo attiverà una grande paura che potrebbe farci inveire contro quel “bastardo” desiderio a cui crediamo di non aver potuto accedere perché impegnati e affaccendati, come se durante la vita ci fossimo sentiti “tirati al guinzaglio” da una forza superiore.
Chiediti, ora, se davvero vorrai sentire quelle scomode vibrazioni ad un’età in cui vorresti solo ricordare serenamente gli anni passati, invece di aprire la porta e trovare sulla soglia “lui, che vorrebbe mettere il becco”, lui che non hai ascoltato, che ritorna rendendo amari i momenti in cui potresti godere di una pace meritata.
Perché non iniziare a donar voce, ora, a quel desiderio che non abbiamo il coraggio di confessare nemmeno a noi stessi?
Siamo consapevoli che ci accompagnerebbe ad essere un’altra persona rispetto a chi siamo diventati e questo fa molta paura, poiché emerge angoscioso il timore di tradire le aspettative di chi ci ha accompagnato nel viaggio.
Sappi che al tuo fianco ci sarà sempre il dialogo che ti accompagnerebbe ad un compromesso che soddisfi il conscio con l’inconscio, una trattativa direi, fra ciò che è la tua vita attuale e ciò che avrebbe potuto essere.

Questo testo è stato ideato dalla Dott.ssa Annalisa Martinelli, è gratuito e se ne consente la diffusione per uso personale. E’ vietata la vendita. Chi volesse pubblicarlo sul proprio blog è autorizzato a farlo purché ne citi la fonte: www.animamanoanimamente.it .