Il Ciuccio e il ricordo del Bambino Interiore

Ciuccio – Bomboniera battesimo

a

Bavaglino ricamato “Riccardo”

testo ideato dalla Dott.ssa Annalisa Martinelli

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AnimaMano/AnimaMente inizia il suo cammino esattamente come fosse un bimbo che sta muovendo i suoi primi passi e, come tale ha desiderio di esplorare l’affascinante mondo del web, a lui sconosciuto e, la curiosità della mano di Silvia ha dato Anima al simbolo primario dell’immaginario collettivo di ogni essere vivente, il primo elemento consolatorio infantile, il ciuccio o succhiotto, come noi desideriamo chiamarlo.
Mentre Silvia, con la sua mano, dona forma a questo elemento, la mia mente spazia sul suo significato più intrinseco.
Quel significato che sfocia da una sensazione tracciata anticamente dentro di noi, che non possiamo realmente ricordare, ma solo immaginare, vivendola attraverso la serenità che ci rimanda il nostro cucciolo, quando si abbandona al sonno, lasciando andare ogni tensione del corpo, cullato tra le braccia materne.
Mentre siamo in osservazione del nostro bimbo, in quell’istante siamo in contatto con il nostro Bambino Interiore, quella parte infantile di noi che mai ci abbandonerà, che custodisce tutte le nostre emozioni, percezioni, sensazioni, ecc…
E’ il luogo dei bisogni e dei desideri, è lo scrigno della creatività e della fantasia, ma anche della tensione dei vissuti passati che viene mitigata dal confronto con il vissuto attuale.
Chi è il Bambino Interiore
Carl Gustav Jung lo chiamava il “Bambino Divino”, che “è l’essenza di chi siamo veramente”.
Il Bambino Interiore è una parte della nostra personalità che rimarrà sempre bambina e che quindi conserva le caratteristiche legate al mondo dell’infanzia.
Se così non fosse, il mondo adulto, così problematico e complesso, svuoterebbe l’essere umano di quella meravigliosa energia che appartiene al mondo infantile, e se questa, non fosse per sempre conservata in noi, fungeremmo nel mondo, quasi alla stregua di robot privi di entusiasmo e di gioia del vivere.
Fortunatamente Lui esiste, ci porta giocosità, creatività!
Non dobbiamo dimenticare, però, che, a volte, la sua voce è anche espressione di dolore, laddove non ha ricevuto, ciò che di primario avrebbe dovuto ricevere un bambino, cioè quell’amore incondizionato, quell’accudimento rassicurante che solo una madre, che si rispecchia nel proprio figlio, può donare; se questo non è avvenuto, emerge principalmente la sua vulnerabilità.
L’adulto e la conoscenza del proprio “ io” bambino
L’essere adulto, preso da innumerevoli impegni, dimentica di rivolgere la propria attenzione all’interiorità e, principalmente, dimentica di dialogare con il proprio Bambino Interiore ma, se lo facesse, avrebbe una conoscenza di sé più profonda, con meno problematiche da risolvere.
Non è tardi, si può sempre imparare!
Il dialogo è semplice perché è come parlare a un caro amico al quale confidiamo tutti i nostri dubbi: siate fiduciosi le risposte ai vostri quesiti arriveranno sempre!
Quando impariamo a dialogare con la nostra interiorità, stiamo bypassando le barriere che abbiamo costruito, quel sistema difensivo che ci rende rigidi con noi stessi e con l’esterno, perciò severi perché il peggior nemico che possiamo avere, siamo proprio noi stessi.
Le barriere potrebbero essere necessarie quando dobbiamo creare una protezione contro l’esterno, ma poi ci dimentichiamo di toglierle e senza rendercene conto diventano una parte di noi; così la voce interiore, quella voce che ci potrebbe guidare verso i nostri reali desideri, non ha più modo di essere udita.
L’adulto e la consapevolezza dell’esistenza del Bambino Interiore
La nostra voce interiore, altro non è, che l’espressione del nostro Bambino Interiore, che ha bisogno di essere ascoltata, là dove non è mai stata ascoltata; che ha desiderio di essere conosciuta, là dove nessuno ha mai avuto il tempo di arrivare a conoscerla, che ha bisogno di essere accolta e accettata, là dove nessuno è mai stato pronto ad accoglierla e accettarla; ma nessuno può fare ciò, se non noi stessi.
E’ molto semplice accorgersi del suo pianto, lo possiamo notare
1) dall’insoddisfazione della nostra vita,
2) dalle critiche che rivolgiamo agli altri perché il mondo esterno riflette il nostro dolore,
3) negli altri quando critichiamo le fragilità altrui, perché sono quelle stesse fragilità che non vogliamo vedere in noi.
Infatti, nel momento in cui ritiriamo la critica verso l’esterno, diventiamo estremamente critici e tiranni con noi stessi, ci sentiamo sempre sbagliati, sempre in difetto, mai all’altezza, poco amabili e la vita diventa una corsa ad ostacoli.
Il Bambino Interiore e la sensazione dell’amore ricevuto
Questa sofferenza interiore che un individuo si ritrova a vivere costantemente, rimanda a una sensazione di poco amore ricevuto.
Desidero, però, puntare l’attenzione sulla “sensazione”, perché il processo di separazione-individuazione fra genitori e figli, è molto delicato e nel momento in cui il figlio, durante la fase dell’adolescenza, deve abbandonare l’idealizzazione del genitore, creando così un rapporto basato più sulla realtà, può accadere che subisca un processo di delusione e, in maniera automatica, incameri un sentimento di insufficienza di amore e di accudimento ricevuto, anche se nella realtà dei fatti l’amore donato è stato un amore sufficiente.
A volte l’animo umano è particolarmente sensibile, e la sensazione percepita, dal crollo dell’idealizzazione, diventa una credenza con la quale l’adulto convive e con la quale si confronta e, pur non basandosi su un principio di realtà, avrà sempre quella sensazione interiore di mancanza: per lui, quell’illusione è reale.
Ecco perché, divenuti adulti, non può più esistere una mano che arrivi a sanare quel disagio interiore.
La mano che può salvarci è solo la nostra; il lamento verso l’esterno toglie soltanto energia, svuotandoci sempre più e lasciandoci privi di creatività.
Gli altri, per noi, non possono fare assolutamente nulla.
Il cambiamento e la consapevolezza di poter scegliere
Essere adulto, tante volte, è sinonimo di rigidità.
Ci hanno insegnato che quando si è adulti non si può più cambiare, che il carattere rimane quello e tutto resta immutato.
Niente di più sbagliato: il nostro cervello è un muscolo talmente plastico che c’è spazio di mutamento fino alla morte.
Sapete cosa frena il cambiamento?
La paura, solo lei lo può frenare!
Sembra strano ma, anche se, la nostra vita non ci piace e ci lamentiamo tutto il giorno, oppure stiamo soffrendo per qualche cosa da tanto tempo, questa modalità è “vita conosciuta” e perciò in qualche maniera rassicurante, mentre il cambiamento non lo conosciamo, rappresenta una cosa nuova e poiché l’essere umano è un animale abitudinario, la novità lo spaventa a morte, anche se ciò potrebbe portargli giovamento.
La paura del cambiamento è fisiologicamente radicata nel nostro cervello e, quando prende il sopravvento, può ostacolare la creatività, l’azione e la realizzazione personale.
Per attuare modifiche nella nostra vita, è necessario agire sempre per piccoli passi, potendo così riprogrammare il sistema nervoso in modo tale da:
• superare il blocco creativo;
• aggirare la reazione di attacco o di fuga del sistema d’allarme, insito nel nostro cervello che si attiva inibendo la corteccia cerebrale, parte imputata al ragionamento, alla programmazione e alla creatività;
• creare nuove connessioni neuronali che consentano al cervello di abbracciare con entusiasmo il processo di cambiamento, procedendo verso l’obiettivo.
Diceva Martin Kole che “nessuno ci può fare del male, siamo solo noi che ce ne possiamo fare perché facciamo cattivo uso del grande potere che solo l’essere umano possiede: il potere di scegliere”.
Abbiamo il dovere di essere consapevoli di poter scegliere, nessuno lo impedisce, possiamo scegliere di fare pensieri nuovi, di agire diversamente e liberamente, di lasciare andare vecchi condizionamenti, di sbagliare e poi, di ricominciare.
Un nuovo inizio
Serve solo costanza e sapere che ogni caduta non è un fallimento, ma è un insegnamento per aggiustare la rotta verso l’obiettivo che ci siamo prefissati.
L’inizio di ogni cosa parte da un passo alla volta e ha necessità di avere momenti di riflessione con se stesso; perciò dedica del tempo a te, per stare in “tua compagnia”, per iniziare a conoscere quali siano le tue insoddisfazioni e a quali di queste potresti porre rimedio e a quali, invece, non serve far nulla, per non arrivare a sprecare energia in situazioni immodificabili.
Una saggia preghiera recita: “Gesù io ti chiedo di darmi la forza di agire sulle situazioni di vita che io posso modificare, ti chiedo il coraggio di accettare ciò che io non posso modificare e la saggezza di conoscerne la differenza.”
A questo punto, impara a concederti qualche sfizio o decisione egoistica; i piaceri quotidiani sono alla base dell’autostima che, se costantemente coltivata, farà sì che il rispetto per te stesso aumenti, riuscendo così, a donarti e a nutrirti di quell’amore di cui sentivi la mancanza.
Poiché ti stai individuando, non accetterai più passivamente ogni situazione esterna, diventando un essere autonomo e nell’autonomia diminuirà la paura e aumenterà la tua determinazione al cambiamento.

Questo testo è stato ideato dalla Dott.ssa Annalisa Martinelli, è gratuito e se ne consente la diffusione per uso personale. E’ vietata la vendita. Chi volesse pubblicarlo sul proprio blog è autorizzato a farlo purché ne citi la fonte: www.animamanoanimamente.it